Gli artisti autodidatti, specie molti pittori o scultori, artisti della materia, sono in realtà dei talenti naturali, uomini e donne che riescono prima o poi ad esprimere le loro peculiarità artistiche visivamente, per il piacere dei sensi di molti, di tanti di noi.
Arben è in assoluto un talento naturale, spesso ti “colpisce” al primo sguardo per i colori, i suoi rossi, i viola, i gialli, i verdi, gli azzurri oppure per gli accostamenti, i collage, l’uso dei materiali, i flash pazzeschi che rimandano la nostra cultura artistica ad alcune importanti correnti pittoriche del ‘900.

Ne sono esempi quegli occhi cerchiati di scuro della prostituta di un suo dipinto o certi volti scomposti nella loro forma umana e sovrapposti, che potrebbero stare insieme a qualche figurativo dell’Espressionismo tedesco, una rilettura quasi scioccante e inaspettata ma anche non cercata del “Die Brucke” di Dresda del 1905.

Una serie di “visioni” dipinte che sembrano ricordare la frequentazione dei cabaret berlinesi e dei caffè parigini dei primi decenni del secolo scorso.
E poi quei personaggi frontali o di tre quarti o affiancati, tratti semplici ma inequivocabili di due colori su fondo chiaro che ci rimandano a qualche fase di un “cubismo” più addolcito.

Ma Arben si fa anche tenero e onirico quando ruba i volti di qualche personaggio o di qualche sconosciuto, ma sempre bellissimi, e li incastona dentro a delle composizioni virtuose e dalle tonalità pastello, sbordati di nuvole e schiribizzi leggeri, una poesia per immagini, delle composizioni che reinventano il collage.

Arben si evolve, studia, esperimenta, crea.
Le sue fasi non sono distinte per periodo ma si sovrappongono e si intersecano, la sua creatività è quella del risveglio mattutino, torna sui suoi passi o ne fa qualcuno in avanti verso il futuro, senza dimenticare il ricco passato o l’oggi emozionante che dura il battito d’ali di una farfalla nel cui orizzonte compare un cerchio solare rosso o una luna nera, la distinzione tra giorno e notte, il bene e il male, la vita e la morte.

Arben ha delle mani incredibilmente sensibili, non solo per la pittura, le usa anche per guarire dolori e problemi del corpo, in maniera scientifica, ma lo fa; e quando decide che la sua arte deve essere scienza e razionalità, allora nascono i suoi “polimaterici” tridimensionali o “tromp l’oeil”; un uso sapiente ed efficace dei colori e dei composti della materia, degli elementi costitutivi, con soluzioni di un astrattismo molto personale e di grande sapienza creativa.

Potremmo soffermarci poi sui suoi dipinti dai colori sgargianti, caldi come l’estate, allegri come la gioia di vivere, un vestito leggiadro e fantasioso per le pareti bianche di una casa da rendere felice e brillante di vita.
Ma poi ci sono i suoi nudi e il suo rompere un tabù che ormai molti stanno infrangendo: la bellezza, la plasticità e l’emozione che suscita il corpo maschile. Un figurativo mai volgare, sempre con un velo di pudicizia intima, ma plastico, esaltante nei tratti muscolari e sensuali di un desiderio non solo espresso ma indotto, siamo noi a desiderare quei corpi guardandoli, senza vergogna, senza malizia, senza pensieri lascivi, ma solo per la bellezza pura immortalata.

Tanto altro si potrebbe raccontare di Arben, ma solo della sua produzione artistica; lui rimane un po’ misterioso, riservato, molto accorto nel selezionare contatti e scambi relazionali anche se in fondo è anche questo che fa di un artista un essere speciale, invidiabile, da odiare o amare non fa differenza, insomma un eletto dell’Olimpo della creatività, che a tutti non è dato conoscere, ma solamente provare a nutrirsene.

Ecco Arben è un vero artista, un eccellente creativo, sensibile e discreto, riservato e originale, con un cuore generoso, un uomo che viene dall’altra sponda dell’Adriatico, da una terra ricca di storia e di bellezze, naturali e carnali, di passioni e di colori, di gusti e di sapori, di solidità caratteriali e coraggio.
Ecco perché compiere un viaggio nel suo mondo artistico è un’esperienza che rimarrà nel nostro cuore e nella nostra mente e di cui saremo sempre felici, un po’ più ricchi di bellezza negli occhi e nei pensieri.
Michele Zaramella Casotto